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Archiprix 2013

A metà maggio siamo partiti alla volta della Federazione Russa in compagnia del Gruppo Hunter Douglas, che come ormai usuale organizza il viaggio studio di architettura in concomitanza con la cerimonia di premiazione degli HunterDouglas Awards del concorso Archiprix international. Giunto ormai alla sua 7° edizione dopo: 2001 Rottedam, 2003/4 Istanbul/Genova, 2005 Glasgow, 2007 Shangai, 2009 Montevidéo, 2011 New York; il Premio ha raggiunto nel 2013 Mosca. L’occasione come sempre è stata quindi sfruttata dal Gruppo HunterDouglas per organizzare un viaggio di una settimana tra San Pitroburgo e Mosca, alla scoperta della storia e dell’architettura zarista, sovietica e post sovietica. Un contesto interessante, con la presenza di oltre 200 architetti ed imprenditori da tutto il Mondo, invitati a partecipare.

 

San Pietroburgo

La città dei Romanov, che ha cambiato nome ad ogni cambio di regime, prima Pietroburgo in onore di Pietro il Grande Zar di tutte le Russie, poi San Pietroburgo, infine Leningrado dopo il 1917. La città fondata alla fine del 1700 da architetti italiani e con architetture neoclassiciste, alla foce del fiume Neva che collega nel suo breve corso il lago Ladoga con il golfo del Baltico, oggi ha oltre 5 milioni di abitanti, pochi rispetto ai 20 di Mosca ma sempre una considerevole dimensione. In città, ormai ridenominata San Pietroburgo dopo la fine dell’era Sovietica, grazie ad un referendum del 1991, ci si imbatte in una grande presenza di giovani, tutti in grado di parlare un buon inglese ed aperti al visitatore. L’architettura storica è stata preservata, anche grazie al fatto che dopo la rivoluzione d’ottobre, il potere si è trasferito a Mosca, lasciando Leningrado un po’ al suo destino di regina del baltico o Venezia del Nord. In realtà la città assomiglia di più alla sorella minore Helsinki, con cui condivide sia l’impianto urbanistico e architettonico, che gli architetti italiani che ne hanno disegnato i palazzi più importanti. Tra le visite, per un interessante punto di vista architettonico sono da non perdersi:

• La chiesa del Salvatore e del sangue Spillato, con le sue cupole smaltate barocche è in realtà un edificio moderno costruito sul luogo dove nel 1881 un attentato anarchico uccise lo Zar Alessandro II. All’interno le volte decorate con i mosaici in oro e l’icònostasi ortodossa colpiscono il visitatore per la ricchezza e la luce.

• Contrasti fortissimi con la famosa “Red Banner Factory” di Mendelsohn, tipico esempio di architettura moderna e costruttivista. L’edificio progettato nel 1926 e terminato nel 1937 grazie anche al lavoro di architetti di regime, ha terminato la produzione nel 2002 ed è ora parzialmente in rovina, ed una parte delle superfici libere e spazialmente lineari dei piani è adibito a mostre ed esposizioni d’arte, nell’attesa che un piano di recupero più serio si faccia strada.

San Pietroburgo Plaza, ad est della Neva, si estende questo nuovo insediamento terziario, in classico stile “acciaio e vetro”. Una torre centrale per uffici, a forma di ciminiera, interamente in vetro attorniata da edifici terziari più bassi rivestiti di bride soleil-fissi in alluminio dorato. Il complesso progettato da Gerassimov and partners in abbinata con Tchoban, è forse uno dei primi e pochi esempi di modernizzazione urbana a San Pietroburgo.

• Non lontano dal Plaza, il complesso per uffici del Benois & Vremena Goda. Questo insediamento che è di fatto una operazione di sostituzione urbana del complesso industriale Polyustrovsky (Rossja), con tre edifici per uffici con facciata in vetro con disegni e serigrafie, raffiguranti l’inverno, l’estate e l’autunno con le foglie grigie, verdi e rossastre stampate sulle grandi lastre vetrate dell’involucro. Il progetto curato da Tchoban, ha quindi nell’innovativa facciata decorata l’elemento principale del disegno architettonico altrimenti banale.

• Infine a oltre 300 anni di distanza gli architetti italiani ritornano a lavorare nella città degli Zar: il complesso delle “Quattro Corti” realizzato da Piùarch nel 2010 ospita tra l’altro la sede della Gasprom. L’edificio si snoda lungo la strada principale e attorno a quattro corti interne, che illuminano i corpi di fabbrica circostanti. La facciata è composta da vetrate riflettenti con lastre disallineate, che creano un gioco di specchi riflettendo a seconda della vista il cielo, le lastre di marmo della corte e le altre facciate prospicienti. La corte principale che funge da accesso dalla strada, ospita un ristorante ed è l’unica accessibile dal pubblico, mentre le altre tre sono di pertinenza delle porzioni di edificio in cui si aprono.

 

Il trasferimento a Mosca si è svolto con il treno ad alta velocità Sapstan, che ad oltre 300km/h ci ha portato in poco più di tre ore e mezza nel centro della capitale Russa. La partenza dalla stazione Moskoskaya di San Pietroburgo, ci ha permesso di ammirare il particolare soffitto acustico a disegno prismatico in tessuto fonoassorbente.

 

Mosca

La capitale russa si contraddistingue subito al visitatore impreparato per il traffico, ovunque, e sempre a qualsiasi ora del giorno. Frutto e risultato del particolare impianto urbanistico con pianta circolare, e poche strade a raggiera che connettono il centro con gli anelli delle periferiche. Il problema è che non ci sono strade collaterali in grado di collegare due raggi tra loro all’interno della cerchia di circolari. Inoltre dato che lo sviluppo della città è concentrato nel periodo sovietico, Stalin aveva fortemente spettacolarizzato la scenografia urbana, affiancando alle strade molto larghe delle vere e proprie quinte architettoniche, con edifici monumentali, e simmetrici, adibiti a residenza, uffici, servizi senza un ordine logico o pianificato. La produzione industriale dalla rivoluzione bolscevica e fino agli anni sessanta, era scarsa e soggetta alla pianificazione quinquennale, e per fare fronte al fabbisogno di manodopera dell’industria manifatturiera, larghe fasce della popolazione venne inurbata dalle province rurali russe e delle altre repubbliche sovietiche, creando nelle grandi città una vera e propria emergenza abitativa, a cui la produzione edilizia dell’epoca faceva fatica a stare al passo. Così per molti decenni si instaurò nella società il modello della coabitazione, con famiglie anche numerose che condividevano lo stesso appartamento, con una stanza da letto per nucleo famigliare ed i servizi, la cucina e il tinello in comune. Krushev, salito al potere dopo Stalin, cambia radicalmente questo modello trovandolo non solo inadeguato alla qualità della vita che il popolo sovietico dovrebbe avere, ma anche inaccettabile dal punto di vista umano. Nasce l’epoca dello sviluppo urbano secondo il concetto del Rayon e Mini Rayon, con edifici a blocchi disposti lungo assi di simmetria, principali e secondari, e attorno a corti con tutti i servizi. In pratica città nella città. Nel realizzare questo sviluppo abitativo in tempi rapidi, gioca un ruolo fondamentale l’industrializzazione dell’edilizia con la creazione di veri e propri cataloghi tipologici di edificio, con unità abitative predeterminate nella superficie e nella distribuzione spaziale. Mentre sul versante tecnologico le costruzioni sono standardizzate con pannelli prefabbricati assemblati in cantiere. La residenza Narkomfin, in centro, è l’esempio della politica residenziale di Stalin. Realizzata nel 1930 da Ginzburg e altri, oggi è metà museo e metà occupata da alcune famiglie. Sviluppata su 5 livelli, con appartamenti in duplex creati proprio per favorire la convivenza tra diversi nuclei famigliari nella stessa unità abitativa. essendo in centri o e su un’area

di pregio, il dibattito culturale in atto cerca di preservarla all’idea di abbatterla per fare posto a residenze di lusso. è solo dopo la fine dell’URSS che Mosca conosce una sorta di rinnovamento urbano, molto lento e difficoltoso, per via dell’impianto urbanistico congestionato. Comunque il dado è tratto, e il flusso di denaro garantito dalle enormi disponibilità di materie prime energetiche, porta alla realizzazione di nuovi insediamenti, terziari e residenziali, affidati ad architetti internazionali. Purtroppo la facile disponibilità ed il basso costo dell’energia, contrasta con la formazione di una scuola di pensiero “green” e sostenibile in architettura, il che rende ancora più distante la Russiadal resto d’Europa. Esempio lampante il distretto Moscow City, con i suoi grattaceli in vetro ed acciaio, che si stagliano sulla Moscova in opposizione a quelli che sono stati per decenni gli edifici più alti di Mosca le torri gugliate delle “sette sorelle” di Stalin. Nulla di che, se non un manipolo di svettanti edifici a torre, che determinano un nuovo punto cardinale di orientamento in città. Da vedere invece è la Skolkovo, scuola di Management, creata ad Est della capitale, realizzata su iniziativa di alcuni “oligarchi” della nuova Russia, e progettata dallo studio londinese Adyaie Associates nel 2010. Oltre 80000mq di edifici terziari, completi di ogni servizio, si sviluppano su una piattaforma a pianta circolare, che eleva i volumi delle stecche dei corpi di fabbrica slanciandoli a

sbalzo nello spazio verde circostante. L’area di Skolkovo, immaginata come una sorta di distretto tecnologico russo sulla scia della Silicon Valley californiana, è racchiusa in un master plan a cui hanno partecipato studi come OMA, Arep, Herzog de Meuron. Funzioni come la residenza sono state concentrate nel progetto di Gruenewald ideato dagli architetti degli studi Ostozhenka e Tchoban nel 2012. Edifici residenziali isolati, con corpi d fabbrica dai volumi tozzi, connessi da una viabilità pedonale, e da verde comune, costruiti con tecniche e materiali differenti offrono opportunità di abitazioni a costi mediamente elevati con soluzioni di design architettonico interessanti come i due edifici di colore verde, con involucro a pannelli in lamiera forata, in un caso pieghevoli nell’altro scorrevoli, che fungono anche da schermature. In centro a Mosca, due sono i progetti di spicco, il distretto Ostozhenka, lungo le sponde della Moscova, è un master plan che sviluppa diversi interventi residenziali e terziari con edifici bassi, massimo 2/5 piani per uniformarsi alla prevalente tipologia di edifici presenti nel tessuto costruito. Il quartiere così realizzato, offre abitazioni di taglio grande, spesso in duplex di superficie media 200mq, con prezzi che sfiorano i 30000$ al mq, è diventato una sorta di museo dell’architettura e del lusso architettonico a cielo aperto, residenze per nuovi ricchi e oligarchi oltre che una buon a parte di occidentali che risiedono a mosca per lavoro. I progetti sono stati affidati a diversi studi tra cui Ostozhenka, Tchoban, Progetto Meganom, Sergeij Skuratov. Il complesso residenziale e terziario del Mosfilmovskaya, è un esempio di come l’influenza occidentale stia lentamente pervadendo anche l’architettura russa. Sergeij Skuratov nel2009 ha progettato due torri, collegate da un corpo di fabbrica intermedio e sospeso da pilotis sghembi. L’irregolarità del volume dell’edificio a torre, un prisma ruotato ed irregolare, con una facciata in pietra chiara perforata da finestre disposte come un codice a barre, unitamente all’effetto prismatico della facciata continua dell’edificio terziario più arretrato, presenta tratti e particolari che possono sembrare “déjà vu” di altri progetti dello stesso architetto.

 

Archiprix International

Finalmente il concorso internazionale di Architettura e paesaggio, Archiprix International 2013 riservato a giovani laureati è arrivato al suo epilogo biennale: Mosca! Nel contesto della biennale di architettura moscovita, ospitata dal 22 al 26 maggio pressola Casadegli Artisti, lungo il corso della Moscova e proprio in fronte al famoso Gorky Park, si è quindi svolta la cerimonia di consegna di premi ai giovani vincitori selezionati tra ben 280 progettisti iscritti in rappresentanza di oltre 100 Paesi del mondo. Praticamente tutti i continenti sono stati rappresentati! La cerimonia di premiazione ha visto come di consueto la partecipazione in veste di keynote speakers di alcuni esponenti dell’architettura internazionale, ed in particolare Yuri Grigoryan, architetto e docente di architettura a Mosca e Seghej Tchoban, di origini russe e ora attivo a Berlino dove ha tra l’altro creatola Fondazione Tchoban.

I progetti vincitori sono stati 7 selezionati da una giuria internazionale su 25 prime scelte tra i quasi 300 partecipanti. La giuria era composta dai seguenti architetti internazionali: Yuri Grigoryan, Architetto e direttore dello studio moscovita Progetto Meganom, direttore educativo alla Scuola Strelka di Mosca;

Susan Herrington, Architetto e paesaggista, docente di Architettura e paesaggio alla University of British Columbia in Vancouver, Canada;

Kristin Jarmund, Architetto e direttore del KIARK di Oslo

Hubert Klumpner, Architetto, direttore del gruppo di lavoro Urbano venezuelano e docente di Architettura e Urbanistica alla ETH di Zurigo;

Lesley Lokko, Architetto e scrittore Inglese, anche presentatore della fase finale della cerimonia.

I giurati, hanno elaborato una scelta difficile data la quantità di progetti e la qualità di moltissimi di questi, i vincitori sono quindi risultati essere (in ordine alfabetico ):

Andreas Brinkmann > cip - centro per l’innovazione Brandenburgische Technische Universität, Fakultät 2/ Architektur Bauingenieurwesen Stadtplanung, Cottbus Germany.

Hugon Kowalski > Let’s talk about garbage...Academy ofFine Arts inPoznan, Faculty of Architecture and design,PoznanPoland.

Yongming Chen, Yanming Cheng, Zhen Li >LongCollectiveHouseHuaqiaoUniversity, Faculty of Architecture,XiamenChina.

Greta Tiedje, Lisa Tiedje > Marrakech Universität der KünsteBerlin, Gestaltung Fachbereich 2 -Architektur,BerlinGermany.

David Adrian O’Reilly > A Mausoleum for Vatnajokull University of Glasgow / The Glasgow School of Art, Mackintosh School of Architecture, Glasgow Scotland.

Susana Sepulveda General >PabellónReciclaciudadUniversity ofTalca,School ofArchitecture,TalcaChile.

Almudena Cano Pineiro > Urban Strategies to Regenerate Indian public Space Universidad Politécnica de Madrid, Escuela Técnica Superior de Arquitectura,MadridSpain.

 

Inoltre come sempre le università italiane hanno fatto buona partecipazione e ottima figura, anche se non sono stati premiati, tra i 25 prescelti per la fase finale sono stati selezionati tre progetti di Italiani:

Gabriele Molfetta > central©ities, Università di Genova, Facoltà di Architettura, Genova Italy

Paolo arch. De Michele > A Football Stadium as a Sea Architecture Università di Napoli II, Facoltà di Architettura, Aversa (Caserta) Italy.

Anna Arch. Perino, Francesca Arch. Ronco > [In]formal Jo’burg Politecnico di Torino, I Facoltà di Architettura, Torino Italy.

 

 

 

Testo e foto: Sergio Fabio Brivio

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